Parte VII: quattro anni in D e poi la fine di una grande storia


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Dopo ben 17 anni l’Ariano torna in Serie D. Ci resterà per quattro anni, ma questa tornata di “interregionale” si concluderà con un epilogo che in molti avrebbero voluto evitare. Certo, non mancheranno le soddisfazioni e i nuovi idoli. Ma l’epilogo sarà bruttissimo, con la retrocessione del 2006 e la cessione del titolo sportivo. Ma vediamo tutto con ordine.

Lo scandalo di Potenza e il ripescaggio
– Il grande ritorno in D arriva nel 2002/03 e si parte con una conferma e una novità. La conferma è in panchina con Amerigo Ferrara a guidare la squadra. La novità è ai vertici, con l’impreditore Ottavio Cutillo ad affiancare Nino Grasso. Confermatissimo il capitano Falcone. Tra i nuovi arrivano Fleres, Gaeta, Boscia e Marcucci. Rispetto agli anni Ottanta il regolamento è cambiato. Sale in C2 la prima classificata; seconda, terza e quarta (dall’anno seguente anche la quinta) disputano i play off, utili per entrare nella graduatoria per i ripescaggi; le ultime due retrocedono direttamente, mentre dalla tredicesima alla sedicesima disputano i play out, in cui le due perdenti completano il quadro delle retrocessioni. Ma il campionato arianese, in un girone composto prevalentemente da squadre pugliesi con qualche aggiunta campana e lucana, è da incubo. Ferrara viene “silurato” dopo una serie negativa di risultati, al suo posto arriva Ciaramella. Ma l’Ariano fa una fatica immane. Per la bellezza di diciotto partite, ossia tutto il girone d’andata e la prima di ritorno, i biancazzurri non vincono neanche una partita. Vincono la prima gara alla seconda di ritorno contro il Casarano. Nel girone di ritorno il “Renzulli”, salvo alcune partite, diventa un fortino, mentre i trasferta la squadra non riesce mai a vincere. Dopo un torneo condotto interamente in zona retrocessione, nelle ultime quattro gare l’Ariano non perde mai e guadagna punti fondamentali per centrare i play out. Sul campo l’Ariano evita la retrocessione diretta, mantenendosi al terzultimo posto all’ultima giornata. L’avversaria dei play out dovrebbe essere l’Ebolitana, ma un tentativo di illecito riguardante la gara tra Calcio Potenza ed Ebolitana, porta alla penalizzazione di 15 punti per ciascuna di queste due squadre. Così il Calcio Potenza scivola ai play out, l’Angri dai play out trova la salvezza diretta, l’Ostuni da retrocesso si ritrova ai play out e l’Ebolitana dai play out si ritrova retrocessa. E l’Ariano? L’Ariano sapeva già di essere ai play out, cambia solo che guadagna una posizione e invece che l’Ebolitana sfiderà il Potenza.
– Si giocano i play out. Il regolamento prevede una doppia sfida con andata in casa della peggio piazzata. A parità di gol fatti e subiti tra andata e ritorno non contano i gol in trasferta come in un normale doppio confronto, ma conta il piazzamento nella regular season. Contro il Potenza ad Ariano vincono i biancazzurri 1-0 con un’autorete di Cavallaro. La gara di ritorno a Potenza è una guerra. Al “Viviani” succede di tutto dentro e fuori dal campo. Un clima tesissimo sugli spalti e un arbitraggio discutibile condizionano l’incontro e alla fine il Potenza vince per 1-0. Si ripete il risultato dell’andata, ma per miglior piazzamento in classifica (un solo punto in più) sono i lucani a salvarsi. L’Ariano torna immediatamente in Eccellenza. Ma in estate la sorpresa. Il caso Catania porta una serie di ripescaggi a cascata. L’Ariano ne usufruisce e resta in D per la “porta di servizi

L’indimenticabile play out di Marsala
– Dopo l’incubo della retrocessione avveratosi sul campo ma scacciato via in estate col ripescaggio, l’Ariano riparte nella stagione 2003/04 con l’obiettivo di una salvezza tranquilla. La squadra del duo Grasso-Cutillo si rinnova in panchina con Carmine Turco. In squadra arrivano nuove leve come Barone, De Cesare, La Cava, Tranfa, Liccardi e gli argentini Brian e Sebastian Fuentes. Il primo è un bomber di razza, ma resta sul Tricolle solo per tre mesi. In difesa torna un più maturo e già affidabilissimo Mario Grasso, già col temperamento di un grande capitano. L’Ariano, inserito in un girone zeppo di calabresi e siciliane con una minoranza di squadre campane, parte discretamente, poi va in difficoltà e la dirigenza decide di affidarsi a Ciccio Tudisco. Con il nuovo tecnico l’Ariano si riprende e inanella una serie di gare positive che sembrano traghettare i biancazzurri verso una salvezza tranquilla. Poi la nuova crisi e in una situazione di piena emergenza la società cambia ancora guida tecnica, affidandosi all’indimenticato Campilongo. Con lui l’Ariano riesce ad avere una nuova ripresa, che vale il piazzamento nei play out. La retrocessione diretta è stata evitata, ma ora c’è una nuova battaglia da combattere. Nei play out c’è il Marsala.
– La gara di andata si gioca al “Renzulli”. E’ un’Ariano d’assalto che con Barone e Liccardi disintegra per 2-0 l’avversario. La salvezza è vicina. Ma il ritorno di Marsala è la partita più pazza e più bella della storia del calcio arianese. Dopo dieci minuti il vantaggio dell’andata è già dilapidato: il Marsala è avanti 2-0. Con questo risultato si ripeterebbe quanto accaduto l’anno prima a Potenza. Al quarto d’ora del primo tempo però Liccardi su rigore ha l’opportunità di riportare la salvezza dalle nostre parti. Ma si inventa un improbabile “cucchiaio” e il risultato non cambia. Quando tutto sembra finito ecco, però, che nei minuti conclusivi proprio Liccardi trova il gol del 2-1 che vale la salvezza. Il sigillo arriva in pieno recupero, con i padroni di casa sbilanciati in avanti, e porta la firma di Koffi. Finisce 2-2 e l’Ariano è salvo. Stavolta il verdetto arriva dal campo. In estate il Marsala sarà comunque ripescato, ma ciò non toglie il merito alla squadra di Campilongo.

Altri due anni di D e poi la fine
– La nuova stagione parte con una novità. Cutillo lascia e al fianco di Nino Grasso arriva l’imprenditore Gino Roberto. Sul mercato si investe molto per allestire una squadra che possa salvarsi con maggiore tranquillità. C’è sempre Grasso, ritorna Gianluca Guardabascio, confermatissimo il bomber Tranfa. Arrivano, inoltre, i vari: Aliperta, Mainenti, Tripodi e Chiaiese. La squadra è affidata a La Cava. Il girone stavolta è quasi esclusivamente campano, se si escludono le sole Bojano, Lavello e Matera. Gli arianesi partono male, ma quando La Cava viene sostituito da Bruno Mandragora il campionato dei biancazzurri cambia decisamente volto. La squadra gira e stavolta va benissimo. Nel girone di andata e nelle prime gare del ritorno l’Ariano è addirittura a ridosso della zona play off. Poi si perde col passare delle giornate, ma riesce comunque a non compromettere il campionato. Salvezza tranquilla. Unico rammarico aver chiuso un punto dietro la rivale Solofra, appena salita in D dopo tanti tentativi andati male. Ma nel complesso non ci si può lamentare affatto.
– Il 2005/06 è l’anno più buio della storia del calcio arianese. Iniziano a sorgere dei problemi economici. La società non ce la fa più a sostenere le spese del campionato. Grasso inizia a manifestare segni di cedimento e con lui Gino Roberto. Si inizia a vociferare della richiesta di nuovi personaggi interessati a rilanciare la società. Anche il mercato è più scarno. I colpi sono Matarangolo e Improta. Ma la squadra risente dei problemi societari. Alla guida viene scelta la soluzione interna col dirigente Antonio Negri, che lascia per farsi sostituire da Carannante. Ma anche il nuovo tecnico non risolleva le sorti della squadra; torna Negri, ma l’Ariano è ormai condannato a una retrocessione senza storia. Penultimo davanti al Solofra. Le due irpine retrocedono direttamente in Eccellenza, ma la retrocessione arianese fa più male. In estate, infatti, arriva il triste epilogo. Si fa avanti l’imprenditore di Montella Ferruccio Capone, ma non per rilevare la proprietà della squadra, bensì per portarne il titolo sportivo a Montella. A nulla valgono gli appelli dei tifosi. Il titolo va a Capone e l’US Ariano scompare per sempre, sperduto nei “meandri” di Montella. La beffa si consumerà per due anni ancora, visto che la nuova società per due anni resterà per questioni legali con il nome di US Ariano, pur non essendolo di fatto, e addirittura giocherà ancora le sue gare interne ad Ariano Irpino. Un colpo durissimo. Una storia straordinaria persa per sempre. Ma la voglia di calcio è tanta e ad Ariano ci si riorganizza in fretta. Qualche fedelissimo resta per sempre legato allo storico US Ariano, ma molti se ne fanno una ragione e abbracciano un nuovo progetto calcistico. Ma di questo parleremo nella prossima parte.

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